Gli acquedotti di Formia
e la fontana romana

Nel Formiano gli acquedotti erano numerosi, ma brevi data la copiosità delle sorgenti. I soli acquedotti di cui si conservano pochi resti sono situati nel rione Mola e in località Pontone, a est del torrente Rialto. Dell’acquedotto di Mola rimangono poche arcate superstiti divise in tre tronconi per una lunghezza complessiva di 82 metri; esse sono alte circa tre metri, strutturate a tutto sesto su piloni rettangolari in opus incertum con spigoli a blocchetti di calcare. Servivano per far fluire l’acqua al serbatoio a pianta trapezoidale (castellum aquæ) di m 6,30 • m 5,90 • m 3,52 per un’altezza di circa 4 metri, situato all’estremità delle arcate, sul filo del tracciato dell’Appia antica; da qui l’acqua veniva erogata a pressione in tubi di piombo (fistulæ) e distribuita per le utenze pubbliche e private.

Viste le numerose sorgenti di cui è ricca la regione del colle di S.Antonio è purtroppo difficile distinguere la sorgente da cui fluiva l’acqua che arrivava in città. Comunque i resti sembrano identificarsi con quella che una volta era utilizzata come vasca di raccolta e con la copertura “a cappuccina” della sezione iniziale dello speco che era interrato. Tutta la struttura è in opera cementizia di conglomerato di cæmenta di calcare e ghiaia marina, impastata con malta ricca di sabbia e piccoli conglomerati provenienti dalla vicina collina.

Dello speco, andato quasi completamento perduto, resta il fondo e tracce dell’opus signinum che veniva adoperato per impermeabilizzare il condotto. I resti si collocano cronologicamente tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. La sua pianta irregolare è determinata dal passaggio della strada; da qui proviene una fistula plumbea, purtroppo andata distrutta, recante un bollo con l’iscrizione:

Col(onia) Ae(lia) Adr(iana) Aug(usta) For(miae).

Ai confini tra Formia e Gaeta, in una zona chiamata Pontone, sono stati ritrovati alcuni resti di un acquedotto realizzato in opera reticolata, che correva su arcate alte m 3,30, scavalcando con un grande arco il torrente omonimo. Si trattava di un acquedotto a “sifone rovescio” che conduceva l’acqua a pressione entro fistulæ di piombo; le 50 arcate evitavano nel fondovalle il sovraccarico sulle tubature causato dalla pressione dell’acqua che scendeva da un serbatoio di raccolta per poi risalire ad uno di accumulo. Il serbatoio di raccolta si trovava sul monte Conca, zona ricca di sorgenti, ad una quota di poco superiore al serbatoio di arrivo. Probabilmente tale acquedotto riforniva di acqua le numerose ville costiere. Oggi ne restano due piloni di cui uno inglobato in una moderna abitazione.

Acquedotto di Mola
Resti dell'acquedotto di Mola

La fontana romana di S. Remigio

Risale al periodo tardo repubblicano la fontana pubblica sita nel tratto extra urbano dell’Appia, presso il miliario LXXXVIII, oggi zona S.Remigio. Sicuramente era ancora funzionante agli inizi degli anni ‘70; presso il Museo archeologico di Formia si trova una base, rinvenuta presso la fontana e recante un’iscrizione che attesta la presenza di un curator aquarum. La fontana si trova sul decumano massimo; si compone di un muro in pietra calcarea a fronte liscia e a struttura isodoma lungo circa 18 metri e alto 3; alle due estremità sporgono ad angolo retto due ali di metri 1,60. L’assisa del muro sporge circa 35 cm dal terreno; l’alzato, costituito da quattro filari, comprende conci squadrati definiti superiormente da una cornice a gola rovescia.

Al centro, poggiata su un basamento a blocchi squadrati di calcare che fa anche da gradino, c’è una vasca rettangolare (lunga m 5,25, larga m 1,20, alta m 0,88) formata da cinque lastroni di pietra. Due cornici corrono lungo la parte superiore ed inferiore del muro creando un effetto armonico. L’acqua sgorgava da due mascheroni rappresentanti, con le sottili scanalature, l’uno, il sole o il giorno, l’altro, la luna o la notte, simboli della perennità della sorgente.
Il mascherone di destra, con occhi grandi e allungati e con iride e pupilla incisa, mostra un tratto della fistula bronzea che terminava con la bocca della fontana.

L’acqua, originata da una vasca di raccolta (oggi interrata) in cementizio di calcare, posta dietro, defluiva all’esterno attraverso un canaletto che scaricava in un fognolo sottostante alla strada romana. La captazione avveniva in una falda circa 700 m a monte, dove esisteva la piscina limaria. Di fronte alla vasca si sviluppa il piano della strada antica, che in questo tratto è di circa 30 cm più basso del livello di quella attuale. La pavimentazione, di pietra basaltina, mostra alcuni basoli ancora segnati dalle ruote dei carri.

Fontana di S. Remigio
Fontana romana in località S.Remigio, lungo la via Appia

Il “Cisternone”

Un’opera idrica di proporzioni gigantesche è il cosiddetto “Cisternone” di Castellone, sottostante piazza S. Anna e risalente all’età augustea. È un bacino di carico dell’acquedotto cittadino la cui acqua arrivava da una sorgente in località S. Maria La Noce, a nord ovest dell’area urbana. Con un percorso in pendenza, data la morfologia del territorio, da quota m 217 s.l.m., la condotta si portava, dopo un primo tratto interrato di m 1450 circa, a ridosso della cinta urbana in prossimità dell’attuale piazza S. Erasmo, a quota m 54 s.l.m.; da qui, con un tratto probabilmente su arcate, raggiungeva piazza del Castello, dove avveniva l’immissione nella cisterna attraverso fistulae situate nel soffitto. Due valvole bronzee ne tregolavano il flusso, probabilmente sono i due “leoni bronzei” a cui si riferisce il Mattej. La struttura è suddivisa da file di pilastri in quattro navate coperte da volta a crociera aperta.

Pianta Cisternone
Pianta del Cisternone
Una prima notizia di quest’opera ci è pervenuta dal Mattej: “ Il signor G. Paone con alcuni muratori discese nei sotterranei a volta di Castellone e, trovata una gran fogna d’acqua ristagnata per cui non si poteva procedere, fece scendere una barchetta con cui percorse vasti corridoi a volta. Per la prima volta si scoprì che le case sovrastanti erano state costruite su volte rette da pilastri massicci che si levavano di sotto a quelle acque stagnanti. Due di questi pilastroni erano addossati a due enormi leoni di bronzo che poggiavano su due basamenti di travertino circondati dalle acque…”

Un’altra testimonianza è quella del podestà di Formia, F.Tonetti, nel 1930:

“Discesi e mi trovai di fronte ad uno spettacolo grandioso. Una lunghissima triplice serie di pilastri in pietra e cocciopesto si stendeva a vista d’occhio e reggeva quattro volte a botte di m 2,90 di larghezza. Il sotterraneo è pieno di terriccio e di acqua. Si può dire che la sua lunghezza massima è di m 64,60, l’altezza dal piano di fondo al centro degli archi è di m 6,45, lo spessore della volta è di m 0,70, la profondità dell’acqua è di circa m 4.

La superficie, per quanto può vedersi oggi è di m2 1200, la capacità m3 7000… Esso fu costruito appoggiando il lato più lungo all’interno delle mura poligonali. Sulle sue volte ciclopiche sono state costruite quattro strade e undici case...

Cisternone
Il Cisternone durante i lavori di restauro
Cisternone 1 Cisternone 2 Cisternone 3
Foto del Cisternone scattate nel 1986 dai ragazzi della parrocchia di S. Erasmo

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