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Vitruvio: fonti dacqua, proprietà e tecniche di conduzione
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Dedicato allidrologia e allidraulica, il libro VIII del De Architectura di Vitruvio tratta i metodi per scoprire le fonti dacqua, le proprietà delle acque, le tecniche di conduzione e la rete idrica urbana. Tutte le nozioni relative allacqua potevano, infatti, interessare e contribuire alla formazione degli architetti, se è vero che è un architetto a curarsi di questioni idrauliche in unepistola di Plinio il Giovane a Traiano (Ep. 37, 3), se è vero che un senatoconsulto nell11 a.C. stabiliva che lincarico di curator aquarum fosse affidato ad un architectus (Frontino, Aq. 100, 119), se è vero, infine, che lo stesso Vitruvio fu consulente di Agrippa quando questi ricoprì lincarico di curator aquarum. |
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Gli autori greci, Teofrasto,Timeo, Posidonio, Egesia, Erodoto, Aristide, Metrodoro, con grande cura ed attenzione, hanno reso noto le proprietà delle acque, la natura delle zone geografiche in base al clima, le caratteristiche dei luoghi. Ed io, seguendo le loro orme, ho annotato quanto ho ritenuto sufficiente circa i vari tipi di acque, affinché fosse più facile per la gente scegliere le fonti dalle quali poter condurre acque correnti per luso nelle città e nei municipi.
Tutti gli esseri viventi , sia pur privati del frumento o dei frutti o della carne o del pesce o anche di qualsiasi altro nutrimento del genere, potranno mantenersi in vita utilizzando altre sostanze alimentari, ma senza acqua nessun organismo vivente può nascere o mantenersi o essere in attività. E per questo che, con grande zelo, bisogna cercare e scegliere le fonti, avendo di mira la salute dellumanità.
Chi va alla ricerca dellacqua deve rivolgere la propria attenzione ai diversi tipi di terreno, poiché è in determinati terreni che essa nasce. Nellargilla la quantità è esigua, sottile e poco profonda. Il suo sapore non sarà particolarmente buono. Nella sabbia di grana rossa sarà ugualmente esigua, ma si troverà ad una maggiore profondità. Sarà limacciosa e di sapore sgradevole. Nella terra nera, invece, si trovano umori e gocce sottili che si raccolgono in seguito alle tempeste invernali e si depositano nelle zone compatte e consistenti.Questi hanno un sapore ottimo.Nella ghiaia poi si trovano vene dacqua modeste e irregolari. Anchesse hanno un gusto veramente squisito.
Nel sabbione argilloso e nella sabbia e nella terra rossastra si trovano quantità più sicure e più costanti, e in più hanno un sapore gradevole. Nella roccia rossa se ne trovano tanto abbondanti quanto buone, se non si disperdono scolando attraverso gli interstizi.
(Vitruvio, nel De Architectura, VIII, 27)
Ancora, ai piedi delle montagne e nelle pietre di selce scorrono molto più abbondanti e nello stesso tempo più fresche e più salubri. Dalle fonti di pianura, invece, sgorgano acque salmastre, pesanti, tiepide, di sapore sgradevole, tranne quelle che, provenendo dai monti e scorrendo sotterraneamente, zampillano nel mezzo delle pianure e là, riparate dallombra degli alberi, offrono il gusto piacevole delle sorgenti montane
(Plinio, Nat. Histor., 31, 48)
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| La pagina di apertura del libro VIII del De Architectura, dedicato alle acque (copia conservata presso la Biblioteca comunale di Formia) |
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I primi contatti diretti dei Romani con la tradizione medica greca si datano al 279 a.C., quando viene importato il culto del dio della medicina Asclepio (Esculapio per i Romani), nei cui santuari i sacerdoti praticano una medicina magico-religiosa. La medicina ippocratica compare a Roma, invece, nel 219 a.C., con il medico greco Arcagato, della cui opera ci dà notizia Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale.
Plinio stesso ci informa che la medicina del suo tempo faceva ricorso alle acque come ad una sorta di rifugio, poiché nessun elemento naturale era più miracoloso dellacqua stessa. Veniva, infatti, impiegata sia per uso esterno sotto forma di bagni caldi e freddi, docce, abluzioni ed inalazioni, sia interno, come bevanda pura o minerale.
Il merito di aver elevato il bagno a rango di cura spetta al medico Asclepiade, giunto a Roma dalla Bitinia, al tempo di Pompeo (I sec. a.C.) Alla diffusione della moda dellacqua contribuì anche linflusso della civiltà ellenistica che aveva introdotto a Roma, insieme ad un ideale di vita più lussuoso e confortevole rispetto agli standard precedenti, alcune malattie tipicamente legate al benessere, come la gotta e la calcolosi, e particolarmente sensibili ai benefici apportati dalle cure termali. Anche le acque minerali avevano effetti terapeutici per i Romani che le consideravano magiche non essendo in grado di darne spiegazioni scientifiche.
Plinio il Vecchio le classificò, in base alla loro temperatura e composizione chimica, in sulfuree, bituminose, alluminose, acidule, saline e ferruginose; ne mise in evidenza leffetto diuretico, lefficacia nelle malattie del ricambio organico, del sistema nervoso ed infine nella cura della sterilità femminile.
A Roma intorno al I sec. d.C. Vitruvio nellopera De Architectura dedicò ampio spazio alle acque, nel libro VIII, dovendo realizzare lavori idraulici per Augusto. Abbiamo rivolto la nostra attenzione alle pagine in cui si parla della captazione delle acque piovane, non solo perché ci sembra di grande interesse dal punto di vista scientifico, ma anche perché ci permette di guardare con occhio più attento la realtà del nostro territorio. Formia, infatti, vanta la presenza di due cisterne depoca romana per la raccolta delle acque piovane, situate, una sulla collinetta di Gianola, laltra, in via di restauro, nella zona sottostante Castellone detta appunto Cisternone.
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Il caduceo, simbolo di Ippocrate;
l iscrizione in greco riporta l afo-risma ippocratico,traducibile:
La vita è breve,l arte è lunga,
l occasione fugge
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| Due immagini del Cisternone scattate dai ragazzi della Parrocchia di S.Erasmo nel 1986 |
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Se poi si scavasse in terreno duro, oppure non si trovasse a qualunque profondità vena dacqua, allora debbonsi raccogliere acque, o dai tetti, o da altri luoghi alti, nelle cisterne con lastrico di smalto. I lastrichi poi debbonsi costruire con questa composizione: cioè che prima si abbia arena ben tersa, e più aspra che si può, ed i cementi siano di selce, né ciascuno più pesante di una libbra: la calcina sia della più gagliarda, e nel mortaio la mistura sia composta di cinque parti di arena e due di calcina; e con codesta mistura, e con cementi si faccia una fodera ai muri della fossa, profondata fino a quel piano che richiede laltezza destinatavi, e si battano con pestelli di legno ferrati. Pestato che sia codesto smalto addossato alle pareti, lo spazio poi di mezzo occupato di terra si vuoti fino al del fondo delle dette pareti, e, spianato il suolo, si cuopra colla stessa mistura e si batta il pavimento fino a quella grossezza che sarà destinata. Codeste conserve dacqua, ove si costruiscano duplicate o triplicate, in modo che dalluna allaltra si possano tramutare colando le acque, ne renderanno assai più salubre luso; imperocché se vi è un luogo al fondo ove depositi il fango, rimarrà più limpida lacqua, e senza odore, e conserverà il suo natural sapore: in caso diverso fa duopo che essa sia purificata col porvi del sale.
(Vitruvio, De Architectura, Libro VIII, 14,15)
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Troviamo sorprendente quanto sia vicina la pagina di Francesco di Giorgio Martini (XV-XVI) nei suoi Trattati di architettura ingegneria e arte militare, circa le cisterne e le condutture dacqua, a quella di Vitruvio: |
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Ora dirò della cisterne, cole, condotti, tomboli, docci, canali e altre cave e cammini sotterranei, e in che modo lacque vive o pluviali da purgare e condurre sieno, perché in nelli edifizii e al vitto delluomo necessarie. In prima le cisterne in molti modi son da fare sicondo lantiche e nuove formazioni. In prima è da cavare la larghezza e profondità del suo diamitro sicondo la opportunità del luogo. E quanto maggior vaso serà, tanto lacqua in esso si mantiene, e molto meglio serà, ché per gran pelago corrompar non può. Sia il diamitro piè venti e in bassezza piè cinquanta. E sel terreno denso fusse debbasi tutta intorno armare, dipoi cavata serà, sopra del fondo un muro di grossezza dun piè o di mezzo piè. E sia distanzia infral muro el terreno un piè, in nella quale distanzia e vano di composizione di ghiara e calcina si riempi, overo di terra creta confetta e che lì dentro bene stretta sia. E sopra del muro, se bisogno fusse, di buono smalto o calcestruzzo diligentemente rivestito. El fondo suo sopra del terreno di mestura di ghiara calcata e battuta, e sopra dessa di minuti testi di calcestruzzo misti. E sopra dessi un altro battuto di ghiara; dipoi, con calcestruzzo rivestito sia bene diffregato con lardo o olio sicondo si richiede, el simile del citernone farai. Le cole desse cisterne son così da fare chel compruvio del tetto i docci, condotti o canali colla lora dependenzia messi sieno, e con un vacuo pilastro venghi dal pavimento dessa cola alla sommità del tetto dove i canali nella loro vacuità lacqua metteranno. In tal modo adattati o di piombo o di legno, marmi o altra pietra, over di terra fatti. E che al tempo della state sopra del pilastro lentrata dellacqua levar si possi, perché quando lacqua sopra de caldi tetti viene, andando nella cisterna, per quella calidità si corrompe e molti verminuzzi genera.
Similmente se per caso in alcuna rocca, città o castello alcuna vena da condurre fusse o per canali o condotti, faccinsi i tomboli o condotti colle loro commensure le quali di mestura come partitamente discriveremo. Poniamo che una fonte in un monte sia e tu al castello condurre la volessi, e infra esso e la fonte fusse alcuno interposto monte o valle in nella quale scendare e salire el canale bisognasse; debbi in nel fondo e angolo infraduo monti interposto fare una galazza di piei quattro o cinque in nella sua larghezza e altezza, in nella quale lentrata e uscita del canale o condotto si riferisca.
E se per essi cammini acque alcune a fonti condurre vorremo, e perché in nel corrir loro menano limo, rena e altre diverse malizie e grossezze, ordinisi le galazze e cole presso alle fontane, le quali così fatte seranno. Piglierai quella longhezza che a te pare e quella in tre parti sie divisa, cioè in tre galazze. La prima sia piena di grossa e levata ghiara e dal canto di sopra lentrata dellacqua,la siconda vacua, e per lo fondo lacqua entrar vi possa, la terza di minutissima ghiara. E sopra dessa lentrata della vacua galazza. E nel fondo, allaltezza dun piè, luscita del canal che nella fonte mette.
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| Una pagina dei Trattati di architettura ingegneria e arte militare |
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| Di notevole interesse, inoltre, cè parsa la pagina di Francesco Milizia in Principii di architettura civile (1781) dedicata in parte alle cisterne: |
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Le cisterne sono di una necessità indispensabile in tanti luoghi, ove manca lacqua di sorgente, o dove lacque di tutti i pozzi sono cattive. Non se ne può fare a meno nei paesi marittimi, in molti luoghi dellAsia, e in altre parti del mondo. LOlanda, che non ha che acqua salmastra, ha industriosamente supplito con cisterne costruite con tutta limmaginabil proprietà sì per la scelta de materiali da non comunicare alcuna qualità allacqua, come per lartificio della forma, e della struttura. Lacqua piovana è ordinariamente la migliore di tutte quelle che si possono adoperare, sì per bere, che per altri usi, come per le imbiancature, per le tinte ecc.; perché elle non è mista con alcun sale della terra, come sono tutte le acque de fonti, anche le più stimate. Ma richiedendosi perciò alcune cautele, di non raccorre nelle cisterne lacqua delle nevi fuse, né quella delle piogge tempestose. Le nevi per soggiorno, che fanno sul tetto delle case, si corrompono per le immondizie, che sono colassù; e le grandi piogge, specialmente dopo una lunga siccità, trasportan via da tetti, e dallaria ogni impurezza. Gli Olandesi riparano a questi inconvenienti col tenere puliti i tetti, collallontanarne gli animali, e col filtrarne lacqua per pietre, e per sabbie. Niun popolo ha tanto imitato il lodevole costume de Romani in procurar buone acque con acquedotti, con canali, con cisterne ecc., quanto i Mori dominanti nella Spagna. Tutta la Spagna è piena di tali opere, ma rovinate, o neglette. E gli Spagnuoli sono in penuria dacqua, che i loro Antenati avevano in abbondanza. |
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I bagni
Poco sappiamo delle latrine pubbliche e private dei Greci, mentre sono state ritrovate in gran numero latrine nelle rovine di città romane. Mentre lacqua dei tetti veniva fatta affluire nelle cisterne, le latrine delle case erano evacuate per mezzo di grossi tubi di terracotta che scaricavano i residui in una fossa, detta pozzo nero, o direttamente sul selciato. Molto diffuse erano le latrine pubbliche in cui la gente si incontrava e chiacchierava; lambiente rettangolare o semicircolare aveva sedili di marmo lungo le pareti, sospesi sopra un canale dove scorreva lacqua. Due mensole scolpite a forma di delfino servivano da appoggio e separazione.
Talvolta, al di sopra dei sedili, cerano delle nicchie con statue di eroi e divinità o un altare della Fortuna, come a Ostia, oppure un gioco dacqua, come a Timgad. Sappiamo dellesistenza di orinatoi posti in angiporti poco frequentati e formati da anfore o da doli spezzati a giusta altezza. Tali recipienti venivano svuotati dai fullones o coriarii perché lurina era usata per tingere e conciare stoffe e pelli.
I muri delle latrine, come del resto anche oggi, erano coperti di iscrizioni che spesso ci danno utili ed interessanti indicazioni. Canali laterizi per lo spurgo od il drenaggio delle acque e resti di fogne a volta sono stati ritrovati un po ovunque nel mondo antico, in Mesopotamia e in Grecia. Certamente, però, furono i Romani a loro volta istruiti dagli etruschi i più mirabili costruttori di cloache.
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| Latrine pubbliche, Ostia antica |
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Risale ai Tarquini la costruzione della Cloaca Maxima, che attraversava lUrbe partendo dalla Suburra verso il Foro Boario e costituiva un enorme sotterraneo di 600 metri, alla cui entrata nellarea del Foro sorgeva il tempietto di Venere Cloacina (Purificatrice). Ciò che oggi rimane della magnifica costruzione risale alletà di Silla e di Augusto. Già Strabone ammirava la Cloaca Maxima per la sua grandiosità e Plinio il Vecchio la afferma incrollabile ed eterna. Nelle città fornite di impianto fognario, le canalizzazioni seguivano i tracciati delle strade. Se il rilievo del terreno lo permetteva, si cercava di creare una rete di canalizzazioni secondarie che sboccavano in un collettore principale, che conduceva le acque putride fuori città. Si hanno esempi di fognature già nel 100 a.C.
La città di Timgad in Algeria, infatti, fu dotata di una rete di fognature sistemata sotto lasse di ogni strada.
Nel medioevo, le pratiche di igiene sono in netto declino. Nei castelli e nei palazzi signorili i rifiuti erano scaricati nel cosiddetto pozzo nero, attraverso tubi di terracotta. A Chiaravalle, intorno al 1150, i Cistercensi usarono come fertilizzanti gli scarichi delle fognature che, attraverso un canale, venivano trasportati nelle cosiddette marcite. I conventi venivano costruiti nei pressi di un corso dacqua che veniva suddiviso in modo da passare sotto il dormitorio, linfermeria e la cucina. I monaci, quindi, godevano di tutti i comfort delligiene moderna, salvo lacqua corrente calda. Gli effetti negativi dipendevano dal fatto che le acque venivano scaricate senza essere depurate. Questa pratica non arrecava danni fino a quando non veniva superata la capacità di autodepu-razione dei corsi dacqua. I mutamenti prodotti dalla rivoluzione industriale si percepirono, come problemi, solo più tardi. Infatti, la creazione di nuove industrie portò alla costruzione, in prossimità di queste ultime, di quartieri sovrappopolati che resero le condizioni igieniche insostenibili.
Nel 1860 furono progettati, a Londra, 120 km di ampi collettori principali nei quali si riversava lo scarico di circa 150 km2 di edifici.
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La Cloaca Massima a Roma
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