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Noi conosciamo molto sullarchitettura greca e romana grazie a Vitruvio Pollione, che nella sua opera De Architectura, pubblicata nel 25 a.C., ricostruisce la storia della disciplina e descrive le tecniche e i materiali di costruzione e le tipologie dei diversi edifici pubblici e privati, attenendosi a fonti sia greche che romane. In Grecia gli edifici pubblici venivano costruiti esclusivamente con funzione ornamentale; a Roma, invece, la costruzione di un edificio pubblico era espressione della grandezza della città.
Il tempio
Il tempio era sia a Roma che in Grecia uno degli edifici più importanti della città. Originariamente esso era in legno , successivamente fu costruito in pietra, conservando, però, la stessa struttura di quello ligneo. Era sostanzialmente il luogo dove veniva conservata la statua della divinità. Il tempio greco era ad una cella, il naos, a cui si accedeva tramite un portico, il pronaos; invece il tempio romano era spesso a tre celle, perché era consacrato alla triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva.
In base alla collocazione delle colonne il tempio era definito prostilo, con le colonne solo davanti, oppure anfiprostilo, con le colonne dietro e avanti, o periptero, con le colonne su tutti i lati.
Vitruvio classificava tre tipologie di tempio anche in riferimento allintercolumnium, ovvero allo spazio tra una colonna e laltra: il picnostylos, con colonne molto ravvicinate; il sistylos, con le colonne poco più distanziate di quelle del picnostylos; il diastylos, con lintercolumnium pari a tre diametri di colonna; laerostylos, con le colonne molto distanziate; e leustylos, con le colonne situate a intervalli regolari.
La colonna era rastremata, cioè andava restringendosi verso lalto affinché fosse più evidente il punto dove la spinta si contrapponeva al peso dellarchitrave; il fusto era percorso in tutta la sua lunghezza da larghe scanalature, che creavano un ritmo chiaroscurale; alla sommità poggiava un capitello scolpito. Il capitello greco era di tre tipi, secondo gli ordini architettonici: dorico, ionico, corinzio; a essi si aggiunsero, nellarchitettura romana, il composito e il tuscanico. Vitruvio, nel libro VIII, p. 4, accenna alla sacralità della liturgia dellacqua testimoniata anche da Plutarco nei culti dellantico Egitto. Vitruvio fa riferimento ad una idroforia, ossia una cerimonia di adorazione dellAcqua nuova, legata alla celebrazione della resurrezione di Osiride, coincidente in epoca faraonica con linondazione del Nilo.
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La basilica
Le basiliche, nella Roma repubblicana, erano importanti edifici dove si svolgevano le attività commerciali e avevano sede i tribunali e gli uffici amministrativi. Erano di forma rettangolare e suddivise da file di pilastri e di colonne in navate sormontate da gallerie. Prospettavano con uno dei lati lunghi sulle piazze e sui fori, esposte al sole affinché i commercianti vi si potessero riunire durante linverno al riparo dalle intemperie.
La larghezza della pianta non doveva essere inferiore alla terza parte della lunghezza, né superiore alla metà di essa; laltezza delle colonne corrispondeva alla larghezza del portico; il portico non doveva superare la terza parte dellarea della piazza. Il pluteo (la balconata), tra le colonne superiori e inferiori, era alto un quarto meno delle colonne superiori, affinché coloro che passeggiavano al piano superiore della basilica non fossero visti dai commercianti.
La concezione funzionale ed architettonica della basilica romana deriva dalla sala ipostila (costruzione rettangolare con tetto a spioventi sostenuto da colonne, per riunioni di mercanti) e dallaulh basilikh (cortile del palazzo reale dove il re riceveva le delegazioni) di età ellenistica. Dalla struttura della basilica romana è derivata la basilica paleocristiana, edificio adibito al culto, che conserva il tribunal, vano absidale aggiunto in epoca imperiale, su uno dei lati corti, per accogliere i magistrati.
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