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| Nelle commedie di Plauto la frequentazione dei bagni sembra un fatto abituale nella Roma del II secolo a.C. Presumibilmente la costruzione dei primi stabilimenti fu attuata alla fine del III secolo, ad opera di alcuni imprenditori che si ispirarono a precedenti greci. Si spiega in tal modo il nome balneum, dal greco balanèion. Allinizio erano impianti piuttosto modesti ma, poiché offrivano, con una spesa irrisoria, la possibilità di fare un bagno caldo, ebbero un grande successo e, in poco tempo, si moltiplicarono divenendo più comodi e attrezzati. Nel IV secolo d.C. , per esempio, erano presenti a Roma circa mille stabilimenti senza contare le undici terme imperiali, considerate a parte.
Un momento importante per i bagni fu quello di Agrippa, verso la fine della repubblica. Infatti nellanno in cui fu edile, rese gratuito laccesso ai balnea della città e poi, tra il 25 e il 19 a.C., fece costruire il primo edificio termale del nuovo tipo, designato col nome di termæ. Le terme di Agrippa, oggi interamente scomparse, si distinsero dagli altri stabilimenti per le proporzioni, la perfezione degli impianti e la ricchezza dellornamentazione e possono essere considerate un esempio che portò alla nascita delle Grandi Terme Imperiali. Il passo successivo, e forse decisivo, fu compiuto da Nerone, il quale fece costruire le terme con una planimetria caratterizzata dal coordinamento degli elementi su due assi, che si incrociavano ad angolo retto, con la sequenza degli ambienti essenziali lungo uno dei due assi e la duplicazione degli ambienti minori in posizione simmetrica. Un ulteriore passo in avanti si compì con le terme di Traiano, costruite su una vasta area, aperta e delimitata sui quattro lati da un recinto o peribolo, e dislocate con una migliore posizione rispetto ai punti cardinali. Dopo le terme di Traiano si ebbero solo variazioni e perfezionamenti con le terme di Caracalla e di Diocleziano. Queste furono le più grandi di tutte e le ultime ad essere costruite per le masse. Infatti le terme di Costantino, le ultime realizzate, furono riservate ad una frequentazione di quartiere, più limitata e selezionata. |
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Caratteristiche tecnicheNelle terme imperiali, gli ambienti particolarmente curati ai fini del loro decoro in maniera adeguata alla grandiosità delle strutture, più importanti e canonici, cioè richiesti dal succedersi delle diverse fasi del bagno, erano i seguenti:
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E importante dire che gli ambienti principali erano disposti in successione verticale, formando il settore centrale, mentre gli ambienti secondari, identici e simmetrici, costituivano due settori laterali. Nel settore centrale si susseguivano la natatio e laula basilicale con funzioni di frigidario e infine tepidario e calidario. Per quanto riguarda i settori laterali cerano lapodyterium in corrispondenza della natatio, la palestra allaltezza della basilica e infine una serie di scale allaltezza del calidario. Laula basilicale era in diretta comunicazione con tutti gli altri ambienti, svolgendo così anche la funzione di raccordo e di snodo per le grandi folle che ledificio doveva gestire. Per mezzo di questa struttura si creava, seguendo le scale, un percorso anulare molto agevole che collegava tutti gli ambienti. Limpianto termale vero e proprio si esauriva generalmente al piano terreno, anche se alcuni ritrovamenti a Caracalla lasciano credere che ci fossero anche ambienti superiori con bagni privati e terrazzi per i bagni di sole (solaria). Il recinto perimetrale era aperto e libero, poiché gli ambienti che conteneva potevano essere di varia natura. Ciò comportava una varietà di forme, orientata comunque verso gli spazi aperti, in contrasto con lambiente chiuso delle sale balneari. Della struttura generale è da sottolineare lassenza di facciate, lutilizzo delle costruzioni a volta e la ricerca dellequilibrio tra spazi chiusi e aperti tramite la particolare struttura descritta in precedenza. La tecnica costruttiva si basava invece sullutilizzo di materiali leggeri nella muratura delle volte per ridurne le spinte sul rivestimento degli intradossi con laterizi sottili per risparmiare le centine. |
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| La natatio delle terme di Bath (Inghilterra) | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Piano dinsieme di terme romane secondo Vitruvio:
A)Pianta del padiglione centrale: v - s:bagno di vapore (laconicum ) e stufa a secco (sudatio ); c:bagno dacqua calda; t:bagno dacqua tiepida; B)Pianta delle canalizzazioni sotterranee. |
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| Allesterno cerano invece speroni e contrafforti per contrastare le spinte delle crociere, mentre delle torrette garantivano stabilità ai fulcri della costruzione.Si sono inoltre incontrati molti motivi costruttivi particolari (archi appoggiati direttamente sulle colonne), che sfociarono molte volte in bizzarrie e controsensi statici, che comunque resero ogni struttura unica.Le terme erano circondate in genere da un ampio cortile, ricco dombra e di fontane, destinato a campo da gioco, con un porticato ininterrotto sotto cui trovavano collocazione gli ambienti di servizio. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| In alto a sinistra, tipi di suspensuræ (A, in pietra; B, in laterizio)
In alto a destra, particolari costruttivi degli ipocausti (A,pianta; B,sezione A sinistra, schemi distributivi delle terme: |
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RiscaldamentoIl riscaldamento degli ambienti era ottenuto col sistema della circolazione daria calda sotto i pavimenti e dietro le pareti, attraverso vespai e intercapedini. Per linvenzione si prese spunto dalle caratteristiche esalazioni di vapore tanto diffuse nella regione flegrea. Si trattò di sostituire una fonte di calore artificiale a quella naturale delle fumarole e di immettere quel calore, al posto del vapore, sotto i pavimenti degli ambienti balneari. Un sistema di riscaldamento così, che aveva il pregio di poter essere trasferito ovunque si fosse voluto, non era difficile da realizzare: bastava creare un doppio pavimento o vespaio, sotto il quale far circolare laria calda prodotta dalle fascine di legna bruciate in appositi forni comunicanti col vespaio stesso. Nacque così il bagno sospeso (balneum pensilis), che fu poi ulteriormente perfezionato con la creazione di pareti con camerate, nelle quali era ugualmente fatta passare laria calda. La combustione della legna determinava il riscaldamento dellaria circostante che veniva immessa nei vespai e nelle intercapedini parietali, alle quali essa cedeva il proprio calore che era così trasmesso agli ambienti. In tal modo era possibile assicurare temperature superiori ai 30 gradi, mantenendole costanti a lungo. Questo sistema offriva il vantaggio di fornire quel calore uniformemente diffuso e avvolgente tanto esaltato dai medici per i suoi benefici terapeutici. Per quel che concerne laspetto tecnico dei normali impianti di riscaldamento, cioè dei vespai e delle intercapedini parietali, cè da dire che essi erano solitamente realizzati nella maniera seguente: il vespaio o ipocausto (ipocaustum, letteralmente che scalda o brucia da sotto o scaldato da sotto) era formato da file parallele di pilastrini (pilæ), alti in genere tra i 70 e i 90 cm, posti a scacchiera a distanza di circa 60 cm luno dallaltro. Questi poggiavano su un sottopavimento di tegole inclinato verso la sorgente del calore in modo da permettere lo scolo dellacqua di condensazione e da facilitare il tiraggio e la diffusione del calore verso lalto. Sopra la scacchiera poggiava uno strato di malta cementizia idraulica, cioè il pavimento vero e proprio. Sempre allo scopo di mantenere il calore tra le suspensurae e il pavimento, potevano essere inserite delle lastre metalliche di piombo o di rame. Le intercapedini parietali furono ottenute costruendo la parete esterna con speciali mattoni quadrati, forniti, presso i quattro angoli, di distanziatori in forma di protuberanza. Nella prima metà del I secolo d.C., furono introdotte le pareti tubolate. Le intercapedini parietali erano in comunicazione con i vespai sottostanti i pavimenti, al fine di utilizzare in un unico circuito la medesima aria calda. Gli ipocausti e le concamerazioni particolari erano non di rado realizzati anche al di sotto e attorno alle vasche, per contribuire a mantenere elevata e costante la temperatura dellacqua in loro contenuta. |
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Ricostruzione digitale del frigidarium delle terme di Adriano a Leptis Magna (Libia) | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
Rifornimento idricoLapprovvigionamento idrico delle grandi terme imperiali era assicurato dagli acquedotti: Agrippa aveva fatto costruire, per alimentare le sue terme, lacquedotto dellacqua vergine (Aqua Virgo). In seguito si provvide di volta in volta con la realizzazioni di apposite derivazioni di acquedotti già esistenti per servire anche altri usi. In tutti questi casi, lacqua non arrivava direttamente alledificio balneare, ma veniva prima raccolta in apposite cisterne, costruite in prossimità o allinterno dello stabilimento. Poi dalle cisterne una complessa rete di tubazioni, di piombo o di terracotta, portava lacqua nelle vasche per il bagno freddo e nella piscina natatoria, mentre lacqua, che doveva essere riscaldata, veniva convogliata nel settore dei forni. |
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La novitàIl nome terme è greco, ma la realtà che esso rappresenta è specificatamente romana; per la prima volta si associò la palestra, dove i corpi acquistano elasticità, con i bagni, dove si detergono da ogni sudiciume. Fu questo uno dei più bei regali che il regime imperiale abbia fatto, non solo allarte, ma alla civiltà cui ha dato incremento. Con le terme il regime imperiale pose nella città di Roma e nei suoi vasti domini ligiene allordine del giorno e alla portata delle masse, anche delle persone più umili: dopo la meridiatio, ogni abitante, indipendentemente dal ceto sociale, si concedeva degli svaghi e dunque si recava nei balnea. |
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| Calidarium (a sinistra) e tepidarium delle terme di Pompei | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
I bagni privatiFin dai tempi antichi sembra che per i Romani la cura corporis non fosse un piacere quotidiano, perciò parlare di bagno inteso come locale deputato alligiene personale e ai bisogni corporali è fuori luogo. Per questi ultimi era sufficiente un vaso da notte (lasanum) di terraglia o di argento incastonato di pietre preziose, il massimo dellostentazione di lusso, come riferisce Marziale. Il contenuto spesso tranquillamente si sversava in strada, senza nemmeno badare a chi finisse addosso. Ligiene personale quotidiana era limitata alle mani, alla bocca e agli occhi, come Ausonio riferisce in unode, rivolto allo schiavo: da rore fontano abluam manus et os et lumina (concedimi di lavarmi con liquido stillante di sorgente le mani, la bocca e gli occhi) operazione che lo stesso esegue dopo aver indossato le scarpe e il mantello. Ciò vuol dire che appena scesi dal letto i Romani erano già pronti a compiere le funzioni pubbliche. Il resto del corpo veniva lavato una volta ogni nundina, cioè ogni nove giorni in occasione del mercato che si teneva a Roma. Queste abluzioni si facevano in casa, talora in apposito locale, spesso buio, chiamato latrina (da lavatrina), che si trovava presso la cucina, per aver modo di portarvi acqua calda o fredda. Seneca appunto, per evidenziare la differenza tra il fasto delletà imperiale e la semplicità dei costumi dei condottieri romani delletà repubblicana, narrando della villa rustica di Scipione lAfricano, descrive il bagno come un locale piccolo e buio. Come detergenti si usavano detersivi composti di soda e essenze odorose, mescolate con olio. Il bagno invece, da balneum (balineum) o balneæ, preso dal greco balaneion, significò subito qualche cosa di più ampio e decoroso della latrina, che passò a più umile servigio. I resti di ville romane a Pompei, anteriori alleruzione del 79 d.C., conservano, quasi tutte, una o più camere da bagno e impianti dacqua calda, con eleganti rivestimenti in marmo alle pareti e sui pavimenti. È conservata la contiguità alla cucina, molto vantaggiosa per infinite ragioni. Il riscaldamento era ottenuto col focolare della cucina, oppure con speciale forno, per lo più al livello più basso del pavimento (hypocaustum o præfurnium). |
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I bagni pubbliciA partire dal III secolo a.C. per chi non poteva sistemare nella propria casa gli ambienti adatti, sorsero stabilimenti pubblici, assai semplici da principio, con una rigorosa separazione dei sessi; ne avevano la vigilanza gli edili. Vi erano diversi tipi di questi stabilimenti. I bagni privati riservati, quindi non aperti al pubblico, erano case particolari con una o più stanze per il bagno. Erano frequentati da una clientela ristretta e conosciuta che voleva evitare la confusione degli stabilimenti maggiori. Poi cerano i bagni pubblici eserciti da un privato a scopo di lucro (balnea meritoria) e infine le terme pubbliche (balneæ, thermæ) costruite da ricchi cittadini e più tardi dagli imperatori come dono alla città. Gestione delle termeQuanto alla loro gestione, essendo impianti pubblici, erano dati in appalto ad un conduttore (conductor), che aveva il diritto di esigere dai frequentatori una piccola tassa dingresso (balneaticum); infatti Orazio e Marziale parlano entrambi di un quadrante (quadrans) ossia una moneta di bronzo del valore più basso. Inoltre i ragazzi erano dispensati dal pagamento. Questa tassa veniva riscossa dallamministratore (balneator) o da uno schiavo di fiducia come il capsarius e larcarius, ai quali era affidata la sorveglianza della cassa e di tutto ciò che veniva lasciato in deposito. In aggiunta al costo dellingresso, venivano pagate altre somme per la custodia dei vestiti, per i massaggi, per i bagni speciali, per gli oli profumati. |
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| Apparecchio per riscaldare l acqua (calidarium ) | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Frequenti dovevano essere i casi di ingresso gratuito, sia che fossero occasionali sia che fossero statali, come per le terme di Agrippa: questi nel 33 a.C. era edile e perciò aveva lobbligo di sorvegliare i bagni pubblici, di controllare il riscaldamento, la pulizia e la direzione dellamministrazione. Volle rendere celebre la sua magistratura con una splendida liberalità: assunse per sé il pagamento di tutte le entrate, cioè garantì, per lanno della sua edilità, la gratuità dei bagni pubblici dellUrbe. Subito dopo fece costruire delle terme che conservarono il suo nome, nelle quali laccesso doveva essere gratuito in perpetuo. Fu il principio di una rivoluzione. Il personaleAl buon funzionamento degli impianti provvedevano degli specialisti che, quando si occupavano dei forni e degli impianti di riscaldamento, prendevano il nome di fornacari. Essi facevano parte di un numeroso personale che nelle terme era preposto a tutti i servizi. Tra gli specialisti di ogni genere si possono ricordare i custodi degli abiti dei clienti (capsarii), i massaggiatori (tractatores), gli addetti alle frizioni e alle unzioni (unctores, unguentarii), i depilatori (alipii), gli allenatori e i maestri di ginnastica (exercitatores). |
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OrariDa un verso di Giovenale risulta che le terme erano frequentate dal pubblico a cominciare dallora quinta antimeridiana. Daltra parte la Storia Augusta riferisce, nella Vita di Adriano, che prima dellora ottava po-tevano bagnarsi nelle terme pubbliche solo i malati, mentre nella Vita di Alessandro Severo si ricorda che nel secolo precedente tale autorizzazione non era concessa prima dellora nona. Gli stabilimenti termali venivano aperti nella tarda mattinata, tra lottava e la nona ora, a seconda che fosse inverno o estate e cioè tra le 12:30 e le 14:30: una campanella (tintinnabulum) dava il segno dellapertura e della chiusura. I più preferivano le 16:00 come ora migliore per fare il bagno, come afferma Marziale, altri invece, come limperatore Adriano, la sera. Le grandi terme imperiali restavano aperte di norma fino al tramonto, ora undecima dinverno e lora dodicesima destate, cioè fino alle ore 17:00 - 18:00. Poi tutti ritornavano a casa per il pasto principale, compresi quei negozianti o esercenti di osterie che non avevano potuto concedersi la sosta termale. ClientelaLe grandi terme erano il maggior centro di vita mondana, dove potevano accedere tutti, uomini e donne , di ogni età e condizione, soprattutto per incontrare amici, per ricevere clienti, per svolgervi gran parte delle attività. Col tempo la frequentazione delle terme divenne unesigenza quotidiana, poiché ci si dedicava per lunghe ore non solo alla cura del corpo, ma anche a quella dello spirito. Le terme divennero così il luogo preferito dei Romani; infatti, ad eccezione del circo e dellanfiteatro, non esisteva un altro luogo capace di polarizzare linteresse di ogni genere di persone, dotate comerano, oltre che di palestre, anche di portici e di giardini con fontane e ninfei, di spazi attrezzati per giochi e spettacoli, di auditori, di sale desposizione, di ambienti di soggiorno e di riposo, di pubbliche letture e di declamazioni poetiche, nonché di spacci e rivendite di cibi e bevande. Questo grazie soprattutto agli imperatori, che resero gli stabilimenti riccamente adornati e arredati, aperti gratuitamente alle masse, come vere e proprie ville del popolo. Sarebbe però errato pensare che i ceti elevati le snobbassero, dal momento che nelle loro case disponevano di bagni di ogni tipo, nonché di cure fisiche adeguate. Le terme offrivano soprattutto loccasione per ricercare raccomandazioni e appoggi politici, commentare i fatti del giorno e spettegolare, scommettere alle corse dei carri e ai duelli dei gladiatori, sollecitare il pagamento ad un debitore o addirittura collocare una partita di merce. Di qui il rischio di imbattersi in individui che tramavano intrighi e traffici illeciti come furti, raggiri, ricatti ecc. Comunque costituivano lunico momento di aggregazione e di contatto diretto dei diversi strati sociali. |
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| Tintinnabulum, strumento per segnalare lapertura e la chiusura delle terme | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Frequentazione delle donneA onor del vero bisogna notare che la promiscuità era generalmente ammessa nelle terme delle grandi città, a differenza dei piccoli centri in cui le donne, quando non esisteva una sezione a loro riservata, avevano normalmente un turno di frequenza, distinto da quello degli uomini. Di solito era al mattino, cioè prima dellapertura vera e propria, allora sesta, ore 12:00, fino allottava, ore 14:00. La separazione dei sessi fu introdotta quando i Cristiani acquisirono tanto potere da imporre questa regola. Col tempo poi, in assenza di proibizioni esplicite e con la progressiva emancipazione femminile, la separazione finì con landare in disuso, fino a che gli scandali non costrinsero le autorità ad intervenire. Adriano tra il 117 e il 138 emise il decreto, menzionato dalla Storia Augusta, in base al quale separò i bagni secondo i sessi: lavacra pro sexibus separavit. Ma il provvedimento di Adriano non dovette essere rispettato a lungo, visto che, appena un decennio dopo, Marco Aurelio ne emanò un altro uguale e nel 320 la chiesa finì col proibire alle donne la frequentazione delle terme. Le donne che non gradivano la promiscuità erano libere di non frequentare le terme e di andare nelle balneae previste per il loro uso esclusivo. Così il bagno delle donne divenne più semplice di quello degli uomini; nella sezione femminile non vi era la palestra, segno che la ginnastica delle donne era molto ridotta. |
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| Schemi distributivi delle terme separate per i due sessi. A, uomini; B, donne. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Applicatori e bacchette per mescolare, contenitori di profumi e un pettine con il nome della proprietaria: Modestina. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Make upLe donne comunque al mattino, pur prevedendo di recarsi il pomeriggio alle terme, facevano la toeletta. Come lo stesso Ovidio ci racconta, le donne, di tutte le classi sociali, per profumare il corpo e per evitare la rovina e linvecchiamento della pelle facevano ricorso ad unguenti, pomate ed essenze, che venivano sparse un po dappertutto: dalle narici ai capelli, dai piedi alle vesti. Particolare importanza aveva lacconciatura con le più svariate pettinature: da quelle semplici e sobrie a quelle ricciolute, per non parlare dellelaboratissima pettinatura alla Ottavia cioè del cosiddetto ricciolo libero. Per chi avesse invece voluto rivaleggiare con la stessa Venere, esistevano delle vere e proprie tinture fra le quali le predilette erano rosse, nere e bionde. La maggiore cura si riservava al viso. Erano adoperati detergenti (incenso e fave), sbiancanti (cumino e melone selvatico), astringenti (papavero), emollienti (bulbi di narciso),burro per lacne, placenta di mucca ed escrementi di uccelli per le macchie sul viso. Una volta praticata la pulizia del viso si procedeva al trucco vero e proprio: il fondotinta non mancava mai ed era, il più delle volte, costituito da un velo di cerussa o di biacca mischiate con miele e sostanze grasse (tonalità più chiare e rosee erano ottenute con laggiunta di colorante al composto); la polvere di ematite rendeva la pelle splendente, mentre invece quella di antimonio era utilizzata per allungare i sopraccigli e per delineare le ciglia. |
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A questo punto il trucco era quasi al termine: mancava solamente il fard romano costituito da terra rossa, sulino e coloranti, che rendevano rosee le gote. Per dare risalto alle labbra le donne romane avevano a disposizione una intera gamma di colori, ma le preferenze andavano ad un rosso opaco (ottenuto dal cinabrio o dal minio). Per completare lopera spesso si aggiungeva sul volto un neo che veniva posizionato secondo i significati dei messaggi che si volevano inviare. Luso di tali sostanze era dannosissimo alla salute in generale e alla pelle in particolare, in quanto bloccavano la traspirazione e attraverso i pori andavano in circolo nel corpo. Gli oggetti per il make up erano tenuti gelosamente sotto chiave in un armadietto che custodiva innanzitutto limmancabile specchio, con i contenitori per le creme, i profumi, i trucchi, le spatole, le pinzette, i pastelli e i pettini(una sorta di beauty case moderno). Comunque ogni donna, come pure tutti gli uomini, non rinunciava mai ad un trattamento di bellezza, che noi riteniamo dettato dalla moda attuale, già praticato invece nelle terme romane da un servo addetto esclusivamente a tale servizio: la depilazione. |
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Arte del bagnoNacque unautentica arte del bagno, fondata sugli stessi principi dellodierna idroterapia, e che si traduceva nella brusca alternanza del caldo e del freddo dopo una abbondante sudorazione, per agire beneficamente sul ricambio e sulla circolazione, favorendo la disintossicazione e la riattivazione dellorganismo. Il principio regolatore del bagno era sempre lo stesso, e consisteva nel riscaldare il corpo in modo che i pori fossero aperti e il calore diffuso uniformemente, per poi temperarlo e restringerlo con un bagno freddissimo, al quale poteva seguire un altro bagno caldo, prima di un ultimo massaggio. Per richiamare il calore verso la superficie del corpo, alcuni si limitavano a fare un prolungato esercizio nella palestra, seguito da un primo massaggio e dopo nuotavano nella vasca (piscina natatoria), altri, dopo la ginnastica o dopo il bagno di sole (apricatio), facevano il bagno caldo nel calidarium o il bagno di sudore nella sudatio; poi, dopo una breve sosta nel tepidarium, passavano nel frigidarium, dove si refrigerava lacqua mediante la neve. Lalternativa poteva essere: tepidarium, calidarium, laconicum, pulizia del corpo e massaggi, nuotata nella piscina del frigidarium. Finito il bagno, si sottoponeva di nuovo il corpo al massaggio con olio e unguenti. Vi erano anche i bagni medicati e profumati. Molto richiesti erano i bagni in acque medicamentose. Esse furono usate largamente, fin da epoca remotissima; i loro poteri curativi furono attribuiti al favore di divinità alle quali si offrivano doni votivi. Lefficacia medica dellacqua poteva sperimentarsi sia bevendola sia bagnandovisi. La moda dellacqua si diffuse grazie allarrivo a Roma di medici greci che ne conoscevano limpiego serio e razionale, ma il merito di aver elevato il bagno al rango di cura spetta al medico Asclepiade di Prusa in Bitinia, nel I sec. a. C. Lidroterapia assunse una funzione sociale con scopi curativi e igienici, con risultati positivi, quando si seguivano i consigli del medico e delligienista, utili per combattere molte malattie e mantenere il corpo armonico. Furono invece rimproverati gli abusi di coloro che prendevano uno dopo laltro fino a sette, otto bagni, sottoponendosi ai vari passaggi rituali, alle estenuanti sudorazioni e alle brusche immersioni nellacqua fredda. Questa pratica comportava gravi danni fisici e psichici; infatti erano frequenti le morti improvvise, causate dallo stress cui veniva sottoposto il sistema cardiovascolare.Nonostante gli avvertimenti dei medici, che informavano sui possibili rischi, un celebre detto sentenziava: balnea vina venus corrumpunt corpora nostra sed vitam faciunt (i bagni, il vino, e lamore ci mandano alla malora ma fanno bella la vita). Ci furono comunque i fanatici dei bagni freddi chiamati psychrolutæ: tra questi ricordiamo il filosofo Seneca che con lavanzare delletà dovette adattarsi ad usare acqua sempre meno gelida. |
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| Atleta che si deterge con lo strigile | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Mens sana in corpore sanoGiovenale nella satira X, 356 afferma: Orandum est ut sit mens sana in corpore sano. I Romani cercarono di applicare alla lettera questo precetto, soprattutto lo misero in pratica i frequentatori delle palestre delle terme, in quanto era opinione diffusa che gli esercizi fisici propiziassero i benefici dei bagni. Come noi, anche i nostri antenati nutrivano una vera passione per la palla, di cui conoscevano diverse varianti di gioco. Trigon era una partita in cui tre giocatori, disposti agli angoli di uno spazio triangolare, lanciavano una palla con una mano e con laltra afferravano quelle scagliate in rapida successione e a sorpresa dai compagni. La pallavolo è rimasta quasi invariata: la mano fungeva da racchetta per ribattere la palla dellavversario. Lharpastum era il rugby dei cives Romani, che dovevano impossessarsi della palla, riempita di sabbia (harpasta), nella mischia dei giocatori con spinte, corse e finte in mezzo a nuvole di polvere. Cera poi il gioco della palla al balzo e della palla al muro. Talvolta si usava un pallone pieno daria (follis) che i giocatori si scambiavano con una certa grazia. Un pallone molto grande, riempito di terra o farina, veniva utilizzato come il punching-ball, per far esercitare coloro che praticavano il pugilato. Frequenti erano i duelli combattuti con grandi spade contro un palo. Si praticava la corsa come pure gli esercizi con i manubri, sport più maschile che femminile, in quanto richiedeva un notevole sforzo fisico; più adatta alle donne era anche la corsa dietro il cerchietto di metallo (trochus), che veniva diretto tramite un bastoncino biforcuto. Ultima ma non in importanza, poiché era una pratica anche femminile, la lotta: essa si svolgeva nellepalestre delledificio centrale, accanto agli oleoteria e conisteria. Qui gli atleti venivano sottoposti allunzione della pelle, su cui veniva spalmato il ceroma, un unguento composto di olio e cera, per ammorbidirla, e cosparsi di polvere o sabbia finissima per consentire la presa dellavversario. Per eliminare lunto si usavano speciali oggetti metallici, denominati strigili, simili a cucchiai stretti, incavati e curvati, che venivano passati sul corpo per asportare insieme allunto anche la sabbia. Ma tutti questi esercizi, praticati da un elevato numero di persone, produceva un baccano assordante e insopportabile, al punto che Seneca nellepistola 56, scritta allamico Lucilio probabilmente da Baia, località di villeggiatura molto frequentata dai vip Romani del I sec.d.C., è molto indispettito perché addirittura abita sopra un bagno pubblico. Da questa postazione privilegiata il povero Seneca riesce a sentire distintamente tutti i suoni prodotti nel bagno sottostante: dai respiri affannosi di coloro che si esercitano al frastuono dei giocatori di palla, dal rumoroso massaggio eseguito sui pigri allurlo dei clienti dellalipilus (depilatore). Eppure proprio Seneca nellepistola 15 suggeriva quali esercizi praticare per sciogliere le membra: corsa, sollevamento di pesi, salto in alto, salto in lungo |
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Fasi operativeLe operazioni da eseguire alle terme per ottimizzare il bagno, secondo il medico Galeno, erano quattro:
In genere ognuno portava loccorrente da casa, compresi gli schiavi esperti nelle varie operazioni; altrimenti si sarebbe dovuto ricorrere ai servigi del personale delle terme alquanto costosi. Erano necessari degli asciugatoi di lino e di lana (lintea, sabana), la soda (aphonistrum, sapo) usata in luogo del sapone o del bagnoschiuma ancora inesistenti, le ampolle con gli oli e gli unguenti, e lo strigile, lindispensabile paletta metallica per liberare la pelle dal ceroma e dalla sabbia, usati negli esercizi del corpo a corpo. Soprattutto luso dello strigile richiedeva laiuto di qualcuno, per cui, in mancanza di servi e di soldi, i bagnanti si frizionavano a vicenda. Molto gradevole era il massaggio conclusivo, praticato da abili massaggiatori ai cui palpeggiamenti si abbandonavano volentieri anche le donne, come ci informa scandalizzato Giovenale nella satira sesta. LabbigliamentoI clienti delle terme allingresso si liberavano di quasi tutti gli indumenti, affidandoli in custodia ai capsarii, conservando per gli esercizi ginnici o una tunica corta o una fascia di tessuto annodata ai fianchi (subligaculum) o un perizoma di pelle o di stoffa ruvida. I lottatori si denudavano completamente per essere liberi nei movimenti. Le donne indossavano la fascia subligaris o mammillare, per coprire il seno, e il subligar, uno slip piuttosto scosciato, sia per fare sport che per immergersi in piscina, dove invece gli uomini si bagnavano del tutto nudi. Anche per questo motivo Adriano dovette separare i bagni secondo i sessi, dal momento che le donne, pur di non rinunciare al piacere del bagno, preferivano compromettere la propria reputazione. La fortuna delle termeTutte le grandi terme continuarono ad essere utilizzate fin quasi alla fine del mondo antico. Linizio dellabbandono si ebbe soltanto nel V sec. quando, nellanno 537, i Goti di Vitige assediarono Roma e tagliarono gli acquedotti che rifornivano la città. I grandi edifici, non più utilizzati, divennero talvolta cimiteri, ma la riutilizzazione più comune fu quella connessa coi centri di ricovero per i pellegrini, forestieri e ammalati nell Alto Medioevo.Gli schemi e le soluzioni tecniche dellarchitettura termale erano stati applicati e trasferiti ad altri tipi di edifici. Mentre a partire dal XII sec. ai proprietari dei suoli, su cui si ergevano i ruderi delle terme, viene dato il permesso per recuperare e vendere il materiale edilizio, solo nel XV sec. si cominciano ad apprezzare i ritrovamenti di opere darte. Poi, con il Rinascimento, si risveglia linteresse per gli stessi monumenti e da parte dei più grandi architetti, da Bramante a Raffaello, da Michelangelo a Sangallo, ci sono pervenuti appunti, descrizioni e disegni, planimetrici e prospettici. Naturalmente la suggestione e i modelli delle grandi terme imperiali si diffusero e divennero operanti anche fuori Roma, come testimonia la stazione ferroviaria di New York, la Pennsylvania Station, copia perfetta delle terme di Caracalla. |
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| Mosaico di Piazza Armerina:gioco della palla. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| Sopra, ampolla per l olio e strigile (ferro per detergere il corpo).
A destra, statua di Venere con un bikini dorato |
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| A sinistra, le Terme di Caracalla. A destra,la sala dattesa principale della Pennsylvania Station, New York.
Sotto, pianta del complesso delle Terme di Caracalla. |
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