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La denominazione del quartiere non è casuale ma deriva dalla presenza in loco, nel passato, di numerosi mulini ad acqua, elemento di cui la zona era ricca. Vitruvio (X, 5) ne descrive sommariamente il funzionamento:
inpellendo dentes tympani plani cogunt fieri molarum circinationem (i denti della ruota, trasmettendo il moto al disco orizzontale, determinano il movimento circolare di una mola). Per giunta qui giungevano le acque convogliate dallacquedotto romano, di cui ancora oggi ammiriamo pochi ma significativi resti insieme al castellum aquae situato lungo un tratto di Via Filiberto, angolo Via Solaro.
Perpendicolarmente alla citata Via Filiberto, di fronte alla Chiesa di San Giovanni, si trova Via delle Terme Romane: qui era situato un edificio termale romano, di cui alcune pareti diroccate sono visibili allinterno del complesso del cosiddetto Castello di Mola, adiacente la omonima torre. Al di sotto di uno degli ambienti, attraverso unapertura sul pavimento, sono visibili dei mosaici, riconducibili ad un locale termale.
Allepoca del tracciato e dellapertura della strada, nel 1932, furono rinvenuti alcuni mosaici policromi di splendida fattura che furono rimossi e mai più ritrovati. Questi resti risalivano con molta probabilità al II secolo d.C., periodo molto felice per Formiæ, che, passata dallo status di municipium a quello di colonia, fu abbellita con numerose opere pubbliche finanziate da alcuni cittadini munifici.
La toponomastica locale, i resti archeologici, nonché la presenza dei citati mulini ad acqua, che in epoca romana venivano alimentati dalle acque reflue delle terme, ci invitano a ricostruire qui i bagni pubblici, dove i nostri antenati si recavano probabilmente allora nona, per concludere piacevolmente la loro giornata lavorativa.
La posizione vicino al mare favoriva laccesso anche dei forestieri che approdavano su questo tratto di costa. Ci furono comunque nella nostra città almeno altri due balnea, secondo i rilievi storico-archeologici, situati nellarea delle attuali Via Vitruvio e Via Rubino. Per il momento vi invitiamo a soffermarvi nelle rinate Thermæ Formianæ, costruite secondo le regole dettate dallarchitetto Vitruvio (V,10):
Primum eligendus locus est quam cali-dissimus, id est aversus ab septentrione et aquilone
Quadranti alla mano e
non spingete, cè posto per tutti.
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A Minturnæ?
Nellarea archeologica di Minturnæ si è conservato il complesso termale risalente alla piena età imperiale, sec. II d.C. Nella parte occidentale sono situati alcuni piccoli ambienti intercomunicanti, probabilmente pavimentati originariamente a mosaico.
Infatti ancora oggi si notano motivi geometrici e fitomorfi in bianco e nero, in particolare si fa ammirare il pavimento di una stanza dove sono raffigurati puttini vendemmianti, nellatteggiamento di pigiare grappoli duva. Sul lato orientale sono situati i resti dei tre ambienti classici, cioè il frigidarium, il tepidarium e il calidarium. Questi due locali sono facilmente individuabili dalla presenza di pilæ e suspensuræ.
Nella parte orientale è collocata unampia vasca divisa in due parti e rivestita di lastre marmoree, vi si accede attraverso dei gradini su cui si poteva sedere e corrisponde probabilmente al frigidarium.
Il rifornimento idrico era assicurato dallacquedotto costruito nel I sec. d.C. Nellangolo sud orientale si trovano due strutture in laterizio di una certa altezza: sono i resti dei pilastri che sostenevano le volte di copertura dellimpianto termale.
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| A conferma della presenza a Formia di terme e di balnea,in una casa privata in località Pagnano è stata recentemente rintracciata da due noti appassionati di storia locale unepigrafe recante il termine balneator, che indicava appunto l amministratore o l imprenditore di un bagno privato.
L epigrafe risale al II secolo d.C.,periodo in cui la città di Formiæ era in pieno splendore. La decadenza della città , verificatasi tra il IV e il V secolo d.C, costringerà gli amministratori locali (curiales) a sacrificare proprio le terme estive che non furono riparate per contenere il bilancio, come risulta da una lettera di Simmaco (9,136).
Testo letterale della lapide:
M. VINICIUS·LUCRIO
BALNEATOR·SIBI·ET
MEVIÆ·CN(EI)·L(IBERTAE)·statiae
CONIUGI·DULCISSIM(Æ)
QUI·ME·VIVO·MENTUM
SUSTINUIT·ME·MISERUM
QUI·TAM·BONUM·TENACL(UM)
PERDIDI
Una possibile traduzione del testo della lapide potrebbe essere:
Marco Vinicio Lucrione amministratore dei bagni per sè e per Mevia,
liberta di Gneo, Stazia moglie dolcissima che da vivo il mento (mi) sostenne
me infelice che un così valido sostegno ho perso.
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